Dan Graham

La Galleria Depardieu presenta una delle opere più significative dell'artista concettuale americano Dan Graham. Il lavoro "Homes for America" del 1966/67 è composto da 7 elementi di cm 70 x 100 ed evidenzia un lavoro tipografico di pagine ingrandite della Rivista Art Magazine. Infatti dal 1965 al 1969 Dan Graham pubblica su vari periodici i suoi lavori in forma di semplici elenchi di parole come in "Scheme" del 1965 e in "Schema" 1966. Questi lavori sono concepiti come "pagine di riviste" in quanto l'artista era interessato a costruire per il sistema dell'arte un luogo alternativo alla tradizionale galleria. Eliminando il confine che esiste fra l'opera d'arte e la sua fisicità, egli voleva, attraverso la smaterializzazione dell'opera, cancellare la divisione tra l'artefatto artistico e l'osservatore. Il suo principale interesse era quello di arrivare ad un'arte non più intuitiva ma di totale e pura "informazione". Per tale ragione il contesto di esposizione è particolarmente importante per il suo modo di operare.

Le immagini dei suoi lavori si conformano quindi allo spazio della pagina stampata, seguendo una sequenza logica che forma delle vere "costruzioni linguistiche" a carattere analitico. Ecco perché l'opera Homes for America 1966/67 è un lavoro che con la sua struttura linguistica, contestuale e fotografica, può considerarsi emblematico di tale periodo, in cui il linguaggio che prevaleva era concettuale.

Tale opera consiste nella presentazione delle variazioni sulla tipologia delle abitazioni tipiche che sorgono nelle zone periferiche delle città americane. Il contenuto dell'articolo cui si riferisce questo lavoro documenta alcune scelte di case designate da nomi molto musicali come ad esempio "The Sonata" o "The Nocturne".

Tra i vari colori che le distinguono, l'autore ne cita alcuni quali : "seafoam green" e "colonial red". Anche se le case sono virtualmente identiche, Graham dimostra in che modo il linguaggio tenti di mascherare l'uniformità di questi modelli di abitazioni dando loro nomi diversi quali: "Firehaven", "Pleasant Grove", oppure "Sunset Hill Garden". Tali moduli abitativi vengono offerti a eventuali e possibili compratori. L'artista, mentre evidenzia la qualità presumibilmente oggettiva delle loro forme e delle loro tinte, mette in luce la fraseologia linguistica usata dal venditore per mettere in evidenza le eventuali differenze e le sfumature che rendono tale prodotto più appetibile e quindi acquistabile. Un successivo lavoro del 1969 "Income Piece" è basato sull'idea di arte come investimento. Trattando lo spettatore come speculatore, Graham emette delle azioni della "Dan Graham Inc." a I0 dollari al pezzo e le pubblicizza su varie riviste. Considerava questo lavoro come un metodo per "esaminare o sovvertire" il mondo dell'arte, come parte di un vero mondo economico-sociale. L'artista, in tal modo, voleva immergersi all'interno del sistema socio-economico da cui l'arte e l'ego dell'artista erano considerati settori esclusi.

Dagli anni settanta Graham si è impegnato in performance mirate all'interazione con il pubblico, le cui reazioni sono documentate grazie all'uso del video. Nel 1978 ha iniziato la serie dei "Padiglioni" in vetri e specchi, installati in parchi e giardini.

Successivamente si è sempre più avvicinato al campo dell'architettura a livello teorico e realizzativo, come nel progetto "Padiglione dei bambini" del 1981 e con il progetto "Specchio cilindrico a due facce dentro un cubo", 1981-1991 per la Dia Center of Arts di New York.

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